Innovami People: Arca Tecnologie

Per i fondatori di Arca Tecnologie “Non c’è sviluppo duraturo senza innovazione, non c’è innovazione senza ricerca”

Nel marzo 2004 un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università di Bologna ha realizzato lo Spin-Off Universitario ARCA Tecnologie s.r.l. con l’obiettivo di creare una struttura di collegamento permanente tra la ricerca e l’innovazione industriale, accessibile anche alle piccole e medie imprese. Il gruppo era formato da chi ne è ora socio: Alberto Tonielli, già Professore Ordinario di Controlli Automatici, Carlo Rossi, Professore Associato di Controlli Automatici, Andrea Tilli, Ricercatore Universitario di Controlli automatici, Fabio Ronchi, Dottore di Ricerca in Automatica e Ricerca Operativa, Elker Cavina, Ingegnere in Informatica e Automazione. Accanto a loro opera uno staff permanente di tecnici di elevata qualificazione, docenti, ricercatori universitari, dottori di ricerca e neolaureati con contratti a progetto. Arca Tecnologie opera nei settori automotive, automazione industriale e sistemi embedded e progetta, realizza e collauda azionamenti elettrici, sistemi di controllo del moto per robot e macchine automatiche, convertitori di potenza per applicazioni industriali ed energie rinnovabili, ed è in grado di assistere il cliente dalla progettazione del primo prototipo fino alle fasi di industrializzazione e messa in produzione. A raccontarci la storia di Arca Tecnologie è il prof. Carlo Rossi.

Com’è nata l’idea? E perché avete deciso di creare un’impresa?

L’idea è nata da un gruppo di ricerca all’interno dell’Università di Bologna, che ha sempre lavorato in stretto contatto con le aziende. La ricerca universitaria si ferma all’idea e all’analisi della fattibilità di questa. Al mondo dell’impresa serve qualcosa di più per darle concretezza. Il punto di arrivo della ricerca universitaria non coincide quindi con il punto di partenza dell’industria: è per colmare questo gap che è nata la nostra azienda.
Avevamo voglia di dimostrare che certe cose riusciamo a farle anche noi in Italia e, in particolare, che nel nostro territorio esistono delle eccellenze non sempre adeguatamente sfruttate. Ad esempio, il mondo dell’industria italiana in generale sottovaluta i dottori di ricerca, che hanno legittimamente aspettative più alte rispetto ai neo laureati. I dottori di ricerca rappresentano un potenziale non utilizzato. In Arca tra i nostri collaboratori, in totale 27 con un età media che si aggira sui 35 anni, tutti hanno almeno una laurea magistrale e molti sono dottori di ricerca.

Perché avete cercato un incubatore? Cosa ha dato Innovami all’impresa?

Sin dalla fondazione di Arca, nel 2004, ci siamo incubati: prima in ambito universitario come spin-off dell’Alma Mater Studiorum, poi, dal 2006 presso Innovami, dove siamo rimasti fino al 2009, anno in cui abbiamo acquisito la nostra sede. Abbiamo scelto di incubarci perché la nostra è un’azienda nata da un’idea: abbiamo messo insieme l’esperienza di tipo scientifico e l’apporto dell’incubatore per la parte amministrativa e logistica per noi, in quel momento, oro.

Quali sono le difficoltà e le tre cose che uno startupper deve evitare?

In assoluto la cosa più difficile per le start-up è coniugare lo sviluppo dell’idea all’ingresso sul mercato. O si dispone di un capitale di finanziamento importante in grado di sostenere l’attività nel lungo periodo, oppure si deve arrivare sul mercato in tempi ragionevoli. Occorre concludere una prima release per il mercato, magari non perfetta ma sufficientemente buona per non bruciare nessuna opportunità. Questa è una difficoltà di tipo concettuale, riguarda in particolare i neo-imprenditori che credono molto nella loro idea e tendono a portarla ad altissimi livelli di perfezione prima di proporla, sottovalutando che l’ingresso sul mercato è importante anche per avere un feedback.
La seconda riguarda la mancanza di competenze. In generale, all’inizio, si è in pochi e non tutti i ruoli sono presenti. Le start-up innovative hanno ben sviluppate le competenze tecniche e tendono a sottovalutare l’importanza di altri aspetti, altrettanto importanti nel lungo periodo. Occorre ricordare che l’idea non è l’impresa e l’impresa non è l’idea.
La terza riguarda l’accesso al credito che rappresenta una difficoltà “di sistema” molto sentita. Questo, in tempi e condizioni ragionevoli, è spesso impossibile a fronte di un sistema bancario refrattario e alle poche iniziative di venture capital disponibili; nonostante esistano degli strumenti dedicati al sostegno delle PMI, nei quali le start-up dovrebbero avere un canale privilegiato.

Quali sono le tre cose che uno startupper dovrebbe assolutamente fare?

La risposta a questa domanda è condizionata dall’ambito in cui la start-up è operativa. Se si tratta dello sviluppo d’idee innovative, allora innanzitutto occorre verificare la bontà dell’idea nei confronti degli utilizzatori, per capire se quest’ultima risolve realmente un’esigenza. Poi è importante avere chiaro già dall’inizio il piano di sviluppo per definire i passi più importanti e le strategie per sostenerli con un’attenzione particolare alle risorse. Infine è fondamentale aprirsi ai possibili strumenti di supporto di natura pubblica o privata. L’importante è evitare di chiudersi pensando di poter fare tutto da soli. Nel fare impresa ci sono tanti aspetti diversi e tutti necessari. La volontà di tenere tutto sotto controllo penalizza la possibile evoluzione della start-up: piuttosto, è importante poter contare su una buona squadra.

Le piace fare l’imprenditore?

Metto la parole “imprenditore” tra virgolette: il mio ruolo universitario non mi permette un ruolo in azienda che vada al di la del coordinamento e della guida tecnica. Mi piace molto quello che faccio in Arca, ma non rinuncerei mai all’essere professore. D’altronde i due aspetti sono legati. Mi piace portare in ambito accademico quello che acquisisco da “imprenditore” e che si trasforma anche in un valore aggiunto per gli studenti. La nostra è un’azienda che vive sulle competenze delle persone e avere contatto con gli studenti in ambito universitario mi permette di coinvolgere nuovi collaboratori e di continuare a portare avanti, anche in questo, l’obiettivo, al quale siamo sempre stati fedeli, di fare da ponte fra due realtà, università e innovazione industriale.

Vi considerate ancora una start-up?

Noi ci consideriamo una start-up. Continuiamo ad affrontare nuove sfide e a sviluppare idee. Il modello di start-up ci piace perché ha il vantaggio di trasformare le idee in cui si crede in realtà autonome. In questo senso stiamo portando avanti due nuovi progetti rilevanti, il primo nell’ambito delle energie rinnovabili, il secondo nel settore dell’industria 4.0

Come vedete lo sviluppo futuro?

Lavoriamo in un settore che ha risentito meno di altri della crisi, per cui vediamo il futuro con un moderato ottimismo. Abbiamo la fortuna di avere dipendenti e collaboratori eccellenti, che costituiscono la nostra vera ricchezza e sui cui vogliamo continuare a investire per rendere sempre più autonomi quelli che sono già con noi, e per attirarne di nuovi.

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