Innovami People: Optit

Fondare una start-up combinando ricerca e applicabilità aziendale per rendere durevole l’utilizzo di un software nel tempo: così Daniele Vigo ci racconta Optit

Optit viene fondata nel 2007 da Daniele Vigo, professore ordinario di ricerca operativa nell’ateneo di Bologna ed esperto di modelli e algoritmi di ottimizzazione della logistica, per affiancare all’elaborazione di modelli ed algoritmi avanzati una struttura di sviluppo software capace di garantire, da un lato, lo sviluppo di applicativi di standard industriale e, dall’altro, la garanzia della successiva manutenzione applicativa nel tempo fondamentale per le aziende  di oggi.

Com’è nata la vostra idea?

L’utilizzo di modelli matematici ed algoritmi particolarmente avanzati per governare sistemi di business complessi permette di ottimizzarne le prestazioni. In questo senso, lo studio della metodologia nel mondo accademico ha ricadute pratiche molto significative: l’idea di impresa è pronta nell’istante in cui si capisce che si è creato qualcosa che potrebbe essere applicato e commercializzato.

Perché si è pensato di creare un’impresa?

Prima della fondazione di Optit, le esperienze applicative erano sempre parte di progetti europei o a supporto a società di consulting che si rivolgevano all’Università. Spesso i risultati erano di successo, ma nessuno di questi progetti riusciva ad essere longevo. Il problema risiedeva nel passaggio di consegne dall’università all’utente aziendale: la gestione dei file, spesso in excel, rischia di sporcare i dati, vanificando tutta l’analisi. Inoltre, in caso di modifiche, non era possibile reperire l’iniziatore del progetto: il risultato è catastrofico quando su un codice iniziano a mettere le mani più persone.

Perché avete cercato un incubatore?

Partire con un’azienda è complicato e un incubatore rappresenta un ambiente più protetto e favorevole per muovere i primi passi. La chiave di volta è stata sicuramente il premio ottenuto da Innovami, partecipando alla competizione Start Cup 2007: da un lato, ha dimostrato che il business plan aveva un potenziale, dall’altro, il contributo in denaro ha rappresentato una base per iniziare senza troppi investimenti da parte dei soci originali.

Cosa ha dato Innovami all’impresa? Perché è stato importante per svoltare e arrivare al mercato?

Oltre al premio Start Cup, I’affitto di uffici ben attrezzati a prezzi molto calmierati, che permette di lavorare luogo fisico adeguato. Ci sono poi servizi di supporto amministrativo, legale e di protezione della proprietà intellettuale, di cui ci siamo avvalsi con costi molto convenienti. In terzo luogo esiste una ricaduta in termini di comunicazione grazie alle iniziative che Innovami promuove. Un altro aspetto chiave è la formazione che viene fatta su argomenti come IPR protection e crowdfunding, che ci ha permesso di approfondire temi prima poco conosciuti.

Infine fare parte di Innovami significa partecipare ad un ecosistema: i referenti dell’incubatore possono fornire tutoraggio e supporto su tanti aspetti pratici che si incontrano ogni giorno e la partecipazione ad eventi che permettono di confrontarsi con il mercato, come Research to Business, è fondamentale. Essere circondati da altre persone che stanno avviando la loro attività può essere di grande conforto e determinante per l’allargamento del proprio network. Nel rapporto con le banche, il fatto di essere stati selezionati da un incubatore rende leggermente più semplice una relazione che, senza una storia creditizia, può essere difficile.

Quali sono le cose che una startupper deve evitare?

1. Non ritardare il confronto con il mercato. Anche se l’idea è in fieri, bisogna trovare modi creativi per assicurarsi che quello che si sta facendo sarà attrattivo.

2. Attenzione alla composizione del mix dei soci. Nel nostro team ognuno porta competenze uniche e non dipendiamo da fornitori esterni per aspetti critici e abbiamo un’idea condivisa di dove vogliamo andare. Abbiamo anche ribilanciato le quote societarie per assicurarci che non ci fossero tensioni nella governance aziendale.

3. Pensare che basti l’idea geniale per avere successo. Non è così! L’idea innovativa è il cuore dell’azienda, ma il 90% dello sforzo lo fa una mente acuta e un corpo robusto.

Quali sono le tre cose che uno startupper deve fare prima di ogni altra cosa?

Rimanere lucido e lavorare sodo: i primi anni sono eccitanti, ma anche molto rischiosi. È come partire con una barca: issare le vele e uscire dal porto evitando gli scogli è la parte più difficile… quando si è in mare mantenere le andature è molto più semplice, poi bisognerà mantenere la rotta e gestire bene le tempeste, ma quella è un’altra storia.

Ti piace fare l’imprenditore? Perché?

Dopo 15 anni di consulenza pensavo di aver visto quasi tutto quello che c’era da vedere e invece mi sbagliavo di grosso! Avere la propria impresa introduce responsabilità totalmente nuove e inaspettate. Optit per me è il compimento di un percorso professionale: la combinazione del lato accademico, delle skill manageriali come consulente e la capacità di lavorare all’estero per l’internazionalizzazione dell’azienda.

Vi considerate ancora una start-up? Quale sarà il prossimo passo?

In parte sì, per via delle sempre nuove sfide e dei cambiamenti costanti. Tuttavia da un paio d’anni possiamo definirci una vera azienda, ma questo non ci permette di abbassare la guardia!

Come vedi il futuro?

Molto eccitante! Stiamo avviando la strada dell’internazionalizzazione,  iniziamo ad avere un posizionamento riconosciuto in una nicchia molto specializzata del mercato e il team sta raggiungendo quella “massa critica” che permette di poter contare su una certa interscambiabilità delle risorse. In questo contesto ci si può concentrare sulla crescita e puntare al di fuori del continente europeo.

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