Voci d’Impresa 4.0: Matteo Masi di Cisco

Inizia con questa chiacchierata il nostro appuntamento con la rubrica “Voci d’Impresa 4.0”: l’innovazione raccontata dalla viva voce dei protagonisti!
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Chi è Matteo

Ricopre attualmente il ruolo di Digital Transformation Sales Specialist Industry4.0 / Smart Manufacturing, contribuendo alla crescita di Cisco come driver della trasformazione digitale del settore manifatturiero, nell’ambito dell’iniziativa #Digitaliani. In tale ruolo lavora con un ampio ecosistema composto da clienti, partner, comunità accademica e startup e partecipa all’Osservatorio Industry4.0 del Politecnico di Milano.

Chi è CISCO

Cisco, presente in Italia dal 1994, è il leader tecnologico mondiale che trasforma il modo in cui le persone si connettono, comunicano e collaborano. La sua missione è dare forma al futuro di Internet, creando il massimo valore e le massime opportunità per la società, i suoi clienti, i suoi dipendenti, investitori e partner. A Gennaio 2016 ha avviato il piano d’investimenti “Digitaliani”, nato per accelerare la digitalizzazione dell’Italia, affrontando gli snodi chiave per la sua trasformazione digitale: le competenze, lo sviluppo dell’ecosistema di innovazione, la digitalizzazione dei settori produttivi chiave del Made in Italy, della PA, delle infrastrutture.

 

Matteo, spesso risulta difficile definire “rivoluzione 4.0“. CISCO è leader globale nell’Ict e uno dei trend-setter in termini di digitalizzazione. Cosa significa per voi il “4.0”?

Keyword o Buzzword? Croce e delizia. Spesso, per far capire l’impatto di un trend serve una parola chiave che contamini settori che sembrano immuni. Ma le buzzwords comportano il rischio di pensare che si tratti di un tema per pochi, o una moda.

Industry4.0 è il vortice digitale applicato al mercato industriale: riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali per cambiare il processo produttivo, non a corredo.

Provo una sintesi:

  • utilizzo di macchine intelligenti e interconnesse collegate;
  • produzione flessibile, mass customization;
  • connessione tra sistemi fisici e digitali, sistemi complessi che interagiscono continuamente con il mercato, grazie a un massiccio utilizzo della rete;
  • analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time;
  • costante collegamento tra le linee di business e la fabbrica con un continuo contatto e scambio di dati;
  • crescita sul fronte dei servizi, un nuovo mix prodotto/servizio con integrazione di Field Services, SLA (Service Level Agreement), pay-per-use;
  • integrazione dei servizi di R&D, produzione, postvendita e contatto con il cliente;
  • visione integrata lungo tutta la catena del valore;
  • un cambiamento radicale dell’organizzazione del lavoro e aziendale, con appiattimento delle gerarchie e un maggior coinvolgimento in base alle capacità specifiche.

Qualche esempio di applicazione che avete sviluppato in Italia?

Cisco offre soluzioni al mercato industriale da molti anni. Mai come in questo momento, però, è cresciuta la sua rilevanza per il business di questi clienti, perché sulla rete girano oggi processi chiave per la produzione e perché, per raccogliere ed elaborare dati in analytics, per mettere in comunicazione persone, macchine e oggetti, servono infrastrutture IT scalabili e robuste.

La proposta Cisco si basa su 3 pillar:

  • collaborazione con il cliente per definire una roadmap di digitalizzazione, lungo la quale inserire innovazione in modo incrementale, attivando un loop positivo nel quale nuovi progetti, testati tramite pilot, liberano risorse, portano ottimizzazione e creano entusiasmo per la successiva innovazione;
  • definizione di soluzioni chiare, legate a specifici obiettivi di business e articolate in modo da consentire alle imprese di decidere le priorità di investimento;
  • creazione di un ecosistema che possa accelerare l’implementazione di queste soluzioni verticali, composto da partner tecnologici, accademici e di consulenza fiscale per sfruttare gli incentivi messi a disposizione dal Governo.

Queste soluzioni sono inserite in un framework che parte dalla necessità delle fabbriche di avere una Connected Factory, una piattaforma che permetta alle macchine di dialogare, alle persone di lavorare in mobilità, di integrare le reti per semplificarle e metterle in sicurezza, di estrarre dati da più sorgenti (macchine, sensori, robot) e di metterli a disposizione come piattaforma di accesso comune ai dati.

Un esempio concreto: Marcegaglia, che sulla rete appoggia servizi quali il magazzino automatizzato e il controllo remoto delle navette a guida autonoma (AVG), permettendo di velocizzare la movimentazione del materiale e il carico dei camion al fine di minimizzare la loro permanenza in fabbrica. Oppure Fluid-o-tech, che ha realizzato un progetto di dematerializzazione completa dei documenti di produzione, permettendo un risparmio economico e di competere per la produzione di pezzi per l’industria automotive, che richiede certificazione totale della qualità. Questo progetto apre la porta a sistemi automatici di interazione uomo-macchina: la macchina presenta il manuale o un video in base al pezzo che sta producendo.

Garantendo un fattore chiave, la Factory Security, sistemi di protezione degli apparati di fabbrica e controllo degli accessi ai dati resi disponibili a più soggetti, dall’operatore di macchina al responsabile della produzione, al tecnico collegato remotamente per la manutenzione.

Su questa piattaforma possono poggiare servizi quali Smart Logistic, sistemi automatici di tracking della produzione per ottimizzare i tempi, minimizzare gli errori e garantire un controllo totale della qualità, come stiamo realizzando in Dallara, Marcegaglia e altri. Oppure Factory Collaboration, piattaforme di collaborazione estese alla fabbrica per avere a disposizione il corretto mix di competenze nel momento in cui serve, tracciando l’intero processo, garantendo un supporto remoto real-time in caso di problemi o del team R&D in caso di anomalie nel montaggio di un prodotto.

Infine, il tema Connected Machine e Retrofitting che portano alla servitizzazione del prodotto: macchine connesse alle quali sempre più spesso si associano servizi informatici e di manutenzione, integrando sensori collegati fra loro, fino a concetti di macchinari pay-per-use.

L’obiettivo finale è la realizzazione di una Digital Supply Chain che integri tutte le funzioni aziendali che producono un bene, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, alla vendita, al post vendita.

 

Perché questa sfida è una grande opportunità, ma anche un grande rischio per l’imprenditoria italiana?

Il rischio è pensare che si possa evitare la sfida e continuare ad andare avanti: approccio forse possibile quando le innovazioni industriali avvenivano in 100 o 50 anni. Non oggi. In poco tempo, piccole startup o colossi come Google potrebbero essere in grado di fare algoritmi di predictive maintenance migliori dello stesso produttore del macchinario.

È, invece, una grande opportunità per invertire una tendenza e rilanciare l’innovazione e l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani: le tecnologie, oggi, sono disponibili a costo inferiore; si è semplificato il modo di progettare con risorse da team estesi e di fare prototipi, per correggere errori di rotta in fretta.

 

Per Cisco qual è il principio che deve guidare le imprese italiane per vincere questa sfida?

Le aziende che meglio affrontano questa sfida sono caratterizzate da una grande apertura all’Innovazione.

Seconda caratteristica imprescindibile: Collaborazione.

Infine, Apertura ai mercati esteri: Industry4.0 rende il mondo più piccolo, dando la possibilità, ad esempio, di stampare un pezzo tramite additive manufacturing direttamente dove serve; al contempo, apre nuove possibilità, quali la progettazione e il design di prodotti vendibili in tutto il mondo, la fornitura di servizi di supporto e Predictive Maintenance e Progettazione applicabili in tutto il mondo.

 

Che ruolo giocano le Startup in questa rivoluzione? Cisco come si sta muovendo?

Invece di Startup, preferirei chiamarle “idee di impresa”. Per diventare rilevanti non basta un team volenteroso che lavora nel weekend, ma servono un’idea e una chiara strategia per portarla sul mercato. Ed entrare nella logica della condivisione e dell’ecosistema. Cercare le risorse mancanti dove sono.

Cisco si misura su due nuovi concetti: Co-Develop, con il programma “Innovation Exchange” che mette a disposizione tecnologie, competenze, investimenti e contatti per sostenere l’innovazione là dove nasce, in tutta Italia, grazie all’impegno di un ecosistema ricco e promettente, fatto di startup, centri di ricerca, università, acceleratori, reti territoriali, istituzioni e aziende votate all’innovazione, tutto ciò per fare dell’Italia intera un centro di innovazione, per dare un contributo decisivo alla crescita economica, allo sviluppo sociale, alla creazione di opportunità; e Invest, con un programma di investimento in startup, tramite Invitalia.

Il connubio Cisco (Piattaforme, Soluzioni e skills digitali), Cliente (Know-how di prodotto e processo) e Startup (sviluppo di soluzioni innovative su queste piattaforme) può accelerare la nascita di nuove soluzioni, verticali e customizzate sulle specifiche richieste del cliente.

 

Come vedi il territorio di riferimento di INNOVAMI al riguardo e la sua reazione-predisposizione? Cosa c’è, e cosa invece manca?

Lo vedo decisamente in Pole Position. Il termine richiama la Motor Valley, che finisce prima del territorio di INNOVAMI, pur estendendosi fino all’Autodromo di Imola, ma si riferisce in questo caso alla posizione privilegiata di quest’area nel mercato manifatturiero e delle multi-utility, associata ad un’alta qualità della vita e a un territorio affascinante. L’area ha molte eccellenze e una grande capacità di studiare e implementare prodotti e processi innovativi. Queste possono fare sistema e competere con altre aree di eccellenza in Europa e nel Mondo.

 

Che ruolo dovrebbe svolgere Innovami dal tuo punto di vista?

Più ruoli. Innanzitutto dovrebbe avere la capacità di individuare un’idea e/o un team vincente, metterlo in condizione di lavorare con il supporto richiesto in modo agile, in base a quello che alla startup serve. Quindi, INNOVAMI deve poter accedere in tempi rapidi ad un portafoglio di servizi difficile da prevedere in anticipo (supporto marketing, tecnico, per la definizione di un business plan o all’internazionalizzazione). Infine, deve creare l’entusiasmo e la voglia di voler fare innovazione in questo territorio: creare le condizioni affinché le eccellenze vogliano vivere qui, anziché in altre zone d’Italia o all’estero, e affinché gli stranieri vogliano trasferirsi qui.

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