Informazioni brevettuali: imparare a conoscerle, sapere come utilizzarle
Da monitoraggio tecnologico e analisi competitiva arrivano grandi opportunità per le aziende imolesi innovative. Innovami e il Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna presentano alcuni “casi emblematici”, per sensibilizzare le imprese del territorio
Le informazioni brevettuali sono totalmente pubbliche, a disposizione di chiunque. Nonostante la disponibilità, queste informazioni sono difficilissime da selezionare, organizzare, incanalare in funzione di quella che si chiama la “valorizzazione dell’innovazione”, di cui la tutela della proprietà industriale – e il monitoraggio di quello che stanno o non stanno tutelando i concorrenti – è uno degli aspetti chiave.
Gli obiettivi
“La domanda principale che ci siamo posti è: In quale modo le imprese possano utilizzare i brevetti come strumenti informativi?” – osserva Federico Munari, professore associato di Ingegneria economico-gestionale al Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna e coordinatore scientifico del progetto Innovami per la valorizzazione della proprietà industriale. La risposta è sembrata subito chiara: saperne di più sui brevetti per conoscere meglio i concorrenti, decidere se acquisire o meno determinate tecnologie, valutare l’opportunità, perché no, di non sfruttare direttamente una determinata tecnologia, cedendola “in licenza” in Italia o all’estero.
“Il brevetto – spiega Munari – è un documento pubblico, disponibile a tutti sui siti degli uffici appositi. Esistono, poi, degli operatori professionali che offrono, dietro pagamento, informazioni brevettuali. Noi abbiamo stipulato una convenzione con uno di questi, per svolgere al meglio il nostro servizio”.
I brevetti – un tema sul quale le aziende più grandi hanno da tempo imparato a misurarsi – potrebbero, anzi, dovrebbero riguardare anche le piccole e medie imprese: “Ma le Pmi – nota Munari – spesso non conoscono neppure l’esistenza di questi operatori. Quello che accade è che si fanno investimenti su determinate tecnologie, per poi scoprire, talvolta, che si tratta di tecnologie già brevettate”. Con il risultato ovvio di avere sprecato tempo e denaro.
Le informazioni brevettuali
“Le informazioni brevettuali – spiega il coordinatore scientifico dell’attività – sono pubbliche e accessibili a tutti, ma ‘estrarle’ ed elaborarle richiede tempo e competenze. Anche le aziende che sono abituate a brevettare richiedono di solito la collaborazione di consulenti esterni”.
Primo obiettivo del progetto di Innovami, dunque, è sensibilizzare le imprese sull’importanza delle informazioni brevettuali: presentare, da un lato, alcuni casi emblematici di aziende locali che hanno utilizzato queste informazioni in modo proficuo, e offrendo, dall’altro, due articolate tipologie di servizi che si possono annoverare sotto il nome di “monitoraggio tecnologico” e “analisi competitiva”.
L’analisi competitiva
“L’analisi competitiva – sottolinea Munari – dice chi sta brevettando cosa, in quale area tecnologica e soprattutto dove stanno i ‘brevetti chiave’. Quello che si può fare è ricostruire il ‘portafoglio brevetti’ in una specifica area tecnologica”. L'analisi deve essere il più possibile specifica: cioè, per fare un esempio, non relativa al settore energia inteso in senso ampio, ma focalizzata su un tema circoscritto, come quello delle “lampadine a basso consumo”, o su altri elementi di dettaglio ascrivibili a una determinata area tecnologica.
Il monitoraggio tecnologico
Quindi il monitoraggio tecnologico: “Qui si tratta di ricostruire il profilo tecnologico su un’area anche in questo caso ristretta, per esempio tutti i brevetti con una determinata parola chiave o associabili a determinate classi tecnologiche. Il risultato può essere un trend per settore, per Paese o per gruppo di Paesi, ecc. Come è facile intuire – sottolinea Munari – i risultati più significativi si ottengono quando le due attività sono integrate”.
I vantaggi
Ma perché una piccola azienda, già alle prese con problemi stringenti di liquidità, costo del lavoro, burocrazia, e via dicendo, dovrebbe interessarsi a questi servizi? “Innanzi tutto – puntualizza Munari – per capire chi sta brevettando in quell’ambito e se esistono brevetti chiave. Poi, per capire se possono nascere opportunità di trasferimento tecnologico, acquisizione o cessione di licenze – il cosiddetto licensing in e out – partendo dal presupposto che non sempre i brevetti depositati vengono poi utilizzati. Anche nelle grandi imprese non è così forte la propensione a cedere la tecnologia, una cosa che si potrebbe e sarebbe conveniente fare, per esempio, in mercati molto lontani dal nostro”.
Insomma, cedere licenze ad aziende o mercati non concorrenti, in modo da poterne acquisire altre per accrescere la propria competitività sul mercato interno o sul core business.
Un gioco potenzialmente “a somma zero”, come costi, eppure con benefici potenzialmente più che proporzionali. Gli ostacoli? La consapevolezza del problema del licensing in e out – e delle opportunità relative – è ancora poco diffusa, nonostante l’Emilia-Romagna sia una delle regioni italiane dove si brevetta di più. Il tema più generale è quello di “un mercato dei beni intangibili, quali sono i brevetti, ancora molto limitato, imperfetto, inefficiente”. Ma questo è un problema tutto italiano, perché “all’estero – precisa Munari – questo settore è molto sviluppato, specialmente in determinati settori emergenti quali le nanotecnologie”. Naturalmente questo non vale per tutti i settori, né per tutti i Paesi, e sono ancora molti i contesti in cui la legislazione sui brevetti è aggirata o aggirabile.
"A livello nazionale il settore è poco sviluppato, anzitutto per la mancanza di grandi gruppi hi-tech e per un contesto economico centrato su mercati maturi”.
I risultati
In attesa di vedere crescere nel nostro Paese la presenza di aziende che, per mestiere, “si scambiano brevetti sul mercato”, quello che Innovami sta facendo con il suo progetto di valorizzazione dell’innovazione, è anzitutto un’azione di monitoraggio su settori quali meccanica ed energia – specialmente il settore emergente delle energie rinnovabili – nei quali “si sta brevettando molto e ci sono opportunità tecnologiche molto interessanti”.
I primi frutti vengono da tre casi di successo, studiati da Innovami in questi mesi, relativi ad aziende che già da tempo hanno puntato sui brevetti come a una parte irrinunciabile delle rispettive politiche industriali, costruendo le proprie “fortune” su una serie di brevetti chiave.
Elettronica Santerno, attiva nel settore delle energie rinnovabili, ha partecipato insieme a Innovami alla creazione e alla messa a punto di un metodo di benchmark analysis a supporto di decisioni strategico-manageriali. “Per aziende come Elettronica Santerno – nota Munari – gli strumenti di proprietà industriale hanno un ruolo vitale, in quanto l’attività tipica si basa su tecnologie innovative. L’azione portata avanti insieme a Innovami è consistita nell’analisi del contesto tecnologico-competitivo dell’impresa tramite un’integrazione tra dati di mercato e informazioni brevettuali. Il portafoglio brevettuale di Elettronica Santerno, e dei principali competitor, è stato ricostruito e analizzato nel dettaglio, con il risultato di un report personalizzato contenente analisi di posizionamento tecnologico-competitivo basate su dati brevettuali e di mercato”.
Altri due “case studies” riguardano le aziende Energifera e Cefla Dental Group, la prima specializzata nella costruzione e commercializzazione di prodotti elettronici e termo-meccanici per il mercato delle energie alternative, la seconda leader assoluto in Italia e tra i protagonisti in Europa, nella progettazione di attrezzature odontoiatriche. Anche in questo caso risulteranno sono risultati report personalizzati, in qualche modo utili ancor prima che per queste aziende – che ben conoscono le potenzialità della brevettazione e l’importanza delle informazioni brevettuali come si posizionano i brevetti chiave nel panorama tecnologico di riferimento”.
Insomma, “casi di successo” in grado di per sé di facilitare questa presa di coscienza, specialmente in quelle aziende che non hanno ancora brevetti propri ma che sono interessate all’argomento in quanto operative in settori innovativi o ad alta intensità di tecnologia.
Il progetto di Innovami, che ha beneficiato del lavoro di uno staff di tre ricercatori del Dipartimento di Scienze Aziendali coordinati da Federico Munari, ha previsto dopo il completamento di questi tre “progetti pilota”, la messa a disposizione strutturata dei due servizi alle imprese imolesi. Queste ultime, pur non avendo in molti casi migliaia di euro da investire in questo tipo di analisi, potrebbero imparare facilmente a servirsi delle informazioni brevettuali, almeno a livello base. “Il primo passaggio – spiega Munari – è controllare sui database pubblici se esistono brevetti in un determinato settore e chi li ha richiesti”. Un’azione che richiede competenze, ma alla portata di un responsabile tecnico, che potrebbe poi essere meglio formato per occuparsi – tra le altre cose – anche di brevetti, pur in assenza di un reparto dedicato. Con l’obiettivo finale di offrire consulenza – e formazione – a prezzi ragionevoli, magari fungendo da riferimento per un consorzio di aziende interessate a sviluppare una conoscenza in questo ambito. “Pur essendo costoso – conclude Munari – anche un servizio specializzato potrebbe essere più accessibile nel lungo periodo. In generale, definire il campo di interesse dell’impresa, sensibilizzarla al tema, stimolare un’analisi anche ‘grezza’ del portafoglio brevetti nel settore di riferimento, porta sempre benefici più che proporzionali rispetto all’investimento”.